⬅️ Primo, capire ciò che si legge. Nel Convivio, un’opera molto ambiziosa di divulgazione del sapere, scritta tra il 1303 e il 1308, e incompiuta, Dante commenta nel secondo capitolo una sua canzone Voi che ‘ntendendo ‘l terzo ciel movete. Ma prima fa una premessa di carattere teorico: le scritture, tutte, hanno un senso letterale ed uno simbolico. Il senso simbolico, può essere di tre tipi: allegorico, morale ed anagogico. Di ciascuno di essi Dante dà una definizione ed un esempio. Ma soprattutto afferma che preliminare ad ogni interpretazione simbolica è la comprensione letterale del testo, cioè capire ciò che si legge. La lettera del testo è fondamentale, dice Dante, perché comunque contiene tutti gli altri significati e quindi, se la lettera non è compresa, è impossibile intendere gli altri sensi.

Parafrasi tratta dal saggio di F.Cremascoli, Dante. Percorso di scrittura. Per tornare alla pagina Scrivere su Dante

I quattro sensi delle scritture, Convivio, II, 1

Dico che, sì come nel primo capitolo è narrato, questa sposizione conviene essere litterale e allegorica.  E a ciò dare a intendere, si vuol sapere che le scritture si possono intendere e deonsi esponere massimamente per quattro sensi. L’uno si chiama litterale, [e questo è quello che non si stende più oltre che la lettera de le parole fittizie,  sì come sono le favole de li poeti. L’altro si chiama allegorico,] e questo è quello che si nasconde sotto ‘l manto di queste favole, ed è una veritade ascosa sotto bella menzogna: sì come quando dice Ovidio che Orfeo facea con la cetera mansuete le fiere, e li arbori e le pietre a sé muovere; che vuol dire che lo savio uomo con lo strumento de la sua voce fa[r]ia mansuescere e umiliare li crudeli cuori, e fa[r]ia muovere a la sua volontade coloro che non hanno vita di scienza e d’arte: e coloro che non hanno vita ragionevole alcuna sono quasi come pietre. (…). 

Lo terzo senso si chiama morale, e questo è quello che li lettori deono intentamente andare appostando per le scritture, ad utilitade di loro e di loro discenti: sì come appostare si può nelo Evangelio, quando Cristo salio lo monte per transfigurarsi, che de li dodici Apostoli menò seco li tre; in che moralmente si può intendere che a le secretissime cose noi dovemo avere poca compagnia.

Lo quarto senso si chiama anagogico, cioè sovrasenso; e questo è quando spiritualmente si spone una scrittura, la quale ancora [sia vera] eziandio nel senso litterale, per le cose significate significa de le superne cose de l’etternal gloria, sì come vedere si può in quello canto del Profeta che dice che, ne l’uscita del popolo d’Israel d’Egitto, Giudea è fatta santa e libera. Ché avvegna essere vero secondo la lettera sia manifesto, non meno è vero quello che spiritualmente s’intende, cioè che ne l’uscita de l’anima dal peccato, essa sia fatta santa e libera in sua potestate. E in dimostrar questo, sempre lo litterale dee andare innanzi, sì come quello ne la cui sentenza li altri sono inchiusi, e sanza lo quale sarebbe impossibile ed inrazionale intendere a li altri, e massimamente a lo allegorico.

La parafrasi

Per accertarsi di capire ciò che si legge, specie quando si affrontano i testi antichi, la pratica migliore è quella di parafrasare il testo, trasporre cioè con parole proprie quello che si è letto. Eccovi la parafrasi in italiano contemporaneo.

Parafrasi. Affermo che, come già detto nel primo capitolo, questa mia esposizione è ad un tempo letterale e allegorica.  E per comprendere bene questo bisogna sapere che ogni scrittura possiede quattro livelli di significato. Il primo è quello letterale, la semplice lettera del testo, la finzione della favola, così come la raccontano i poeti. Il secondo si chiama senso allegorico, e questo è il senso nascosto sotto la superficie delle favole, è una verità raccontata attraverso una bella bugia: ad esempio, quando Ovidio dice che Orfeo ammansiva con la sua musica le bestie feroci, e faceva lievitare pietre e alberi, vuol dire che il sapiente con la sua sola voce tocca anche i cuori più insensibili, e influenza gli uomini incolti e ignoranti, perché chi non vive secondo ragione vive la vita delle pietre. (…).

Il terzo senso è quello morale, un senso che il lettore deve ricercare attentamente nel testo, perché possa trarre utilità propria e dei suoi allievi. Nel Vangelo, ad esempio, si evince un senso morale nell’episodio della trasfigurazione di Cristo, quando il Salvatore volle con se solo tre dei suoi Apostoli. Perché certe verità è bene siano segretissime e siano a conoscenza di poche persone, in altre parole, non tutte le verità sono per tutte le orecchie. Il quarto senso si chiama anagogico, cioè sovrasenso. Si ha sovrasenso, quando un testo espone fatti veri non inventati, e in questi fatti veri il lettore coglie la verità delle cose supreme, la verità di ciò che è eterno. Si prenda ad esempio il canto del Profeta (è il salmo 113, attribuito a Davide “In exitu Israel de Aegypto) che narra l’esodo del popolo d’Israele dall’Egitto, e dichiara la Giudea santa e libera. Questo evento è vero nella lettera del racconto ed è vero nel suo sovrasenso perché il popolo d’Israele che esce dall’Egitto allude alla vicenda eterna dell’anima umana che esce dal peccato e per questo si fa santa e libera, libera dal peccato e dunque pienamente padrona di sé. Ciò detto e dimostrato, occorre dire che il senso letterale è il primo da afferrare, perché comunque gli altri sensi sono compresi nel primo e senza di esso sarebbe impossibile e irragionevole intendere gli altri, specie quello allegorico.

La lettera dei poeti, la bella menzogna

Per capire ciò che si legge, Dante aggiunge un’osservazione sui testi poetici. Segnala che la lettera del testo dei poeti può raccontare qualcosa di immaginario, può essere fiction come diciamo noi oggi, peraltro usando un vocabolo latino, il verbo “fingo” che significa anzitutto “immaginare”, “inventare”. E tuttavia anche se la lettera del testo è frutto della fantasia del poeta, nel testo sono celate delle verità. Lui stesso Dante, in quanto poeta, pratica la “bella menzogna” per comunicare la verità. Dunque Dante dice ai suoi lettori di fare attenzione al senso allegorico, al senso morale e a quello anagogico che è contenuto nella “bella menzogna” del testo.

Così, facendoci guidare da Dante stesso possiamo affrontare la lettura di alcuni suoi testi: capire la lettera e cercare con attenzione uno dei suoi significati simbolici, o quello allegorico, o morale, o anagogico. 

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