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Il mercato del lavoro in Italia

Il mercato del lavoro in Italia. Quattro grafici. In occasione della Festa dei lavoratori abbiamo preparato questa serie di grafici per fornire una visione d’insieme sullo stato attuale e sulle criticità del mercato del lavoro italiano.

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Il mercato del lavoro in Italia. Quattro grafici. INCHIESTA DI SILVIA DEL RIZZO E CHIARA MINGOLLA PUBBLICATA SU LAVOCE.INFO IL 1 MAGGIO 2023.

Nonostante la ripresa dopo due anni di stasi a causa della pandemia, l’Italia deve ancora affrontare problematiche come la disoccupazione giovanile, il lento aumento di salari e stipendi e la sicurezza sul posto di lavoro.

Grafico 1. La disoccupazione giovanile

In media, circa 1 giovane su 3 non trova lavoro al Sud e nelle Isole.

La disoccupazione giovanile è ancora un problema pressante per l’Italia. La percentuale di giovani disoccupati (15-24 anni) sul totale ha raggiunto valori elevati soprattutto nelle regioni meridionali, mentre nel Nord Est la situazione è migliore. 

In Sicilia, quasi la metà della popolazione più giovane (43,2 per cento) è priva di un’occupazione, ma in cerca di lavoro. Un dato simile si registra anche in Campania (42,6 per cento) e in Calabria (34,8 per cento). I valori più bassi si hanno, invece, nella Provincia autonoma di Bolzano (4,2 per cento), nella Provincia autonoma di Trento (12,0 per cento) e in Veneto (13,4 per cento).

Grafico 2.Dimissioni e licenziamenti

Dopo la pandemia, aumenta il numero di dimissioni mentre si mantengono stabili i licenziamenti. Le dimissioni e i licenziamenti* in Italia tra 2018 e 2022 (in trimestri).

Secondo i dati forniti dal Ministero del lavoro, a seguito della pandemia, il numero di persone che hanno deciso di lasciare il proprio impiego è aumentato, mentre sono rimasti pressoché stabili i licenziamenti. In particolare, durante la pandemia il mercato del lavoro era entrato in una fase di stasi e, come conseguenza, il numero di dimissioni ha subito una forte riduzione tra l’ultimo trimestre del 2019 e il secondo trimestre del 2020, passando da 442 mila dimissioni a 261 mila. Negli ultimi anni, invece, il mercato del lavoro si è riattivato e il numero di persone che hanno lasciato volontariamente la propria occupazione è cresciuto a un ritmo sostenuto, con un picco di 583 mila dimissioni a metà del 2022. 

Anche i licenziamenti hanno subito un forte calo, passando da 239 mila nell’ultimo trimestre del 2019 a 96 mila nel secondo trimestre del 2020. Nei periodi successivi, però, il dato si è mantenuto stabile e in linea con i livelli pre-pandemici, con 193 mila licenziamenti nell’ultimo trimestre del 2022.

Grafico n. 3. Le retribuzione

In Italia, l’aumento delle retribuzioni è più contenuto rispetto al resto dell’Unione Europea e dell’Eurozona. Tasso di crescita annuale di stipendi e salari in Unione europea nelle imprese con 10 o più dipendenti (in % dei valori espressi in valuta nazionale, 2021-2022)

Secondo Eurostat, tra il 2021 e il 2022 salari e stipendi medi sono aumentati del 4,4 per cento in Unione Europea e del 4 per cento nell’Eurozona.

A trainare la crescita sono stati, in particolare, i paesi dell’area centro-orientale, come l’Ungheria (16,4 per cento), la Bulgaria (15,5 per cento) e la Lituania (13,4 per cento). L’aumento delle retribuzioni è stato più contenuto, invece, in Italia, Malta e Finlandia (2,3 per cento) e Danimarca (2,2 per cento).

Grafico 4. Incidenti sul lavoro

In Italia, il numero di incidenti non fatali e fatali sul lavoro è superiore alla media Ue. Numero di incidenti non fatali e fatali sul lavoro in Unione europea, ogni 100 mila lavoratori (2020).

In Italia, il numero di incidenti non fatali e fatali sul lavoro è superiore alla media Ue. Per quanto riguarda il numero di incidenti non fatali sul lavoro, il dato più alto è registrato in Finlandia, con 4.025 incidenti ogni 100 mila lavoratori. L’Italia si posiziona poco al di sopra della media Ue, toccando quota 1.413. A presentare i valori più bassi sono Bulgaria (77) e Romania (73).

Il numero maggiore di incidenti fatali sul lavoro, invece, si registra a Cipro e in Bulgaria (rispettivamente, 3,8 e 3,7 ogni 100 mila abitanti). In terza posizione c’è l’Italia, con 3,4 incidenti ogni 100 mila lavoratori, contro una media Ue di 2. Al contrario, i Paesi Bassi riportano il numero di incidenti fatali sul lavoro più basso, pari a 0,3 incidenti ogni 100 mila lavoratori.

Il mercato del lavoro in Italia. Quattro grafici Schedate le info di questo testo, riassumendo quanto è possibile ricavare da questi dati. Un’interpretazione di questi dati si può trovare in Elsa Fornero, Lavoro povero, bassa produttività.

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