Ancora sui social: club privato o servizio pubblico. Intervista a Stefano Quintarelli. Alterthink.it del 12 gennaio 2021 pubblica questa intervista a Stefano Quintarelli. Twitter aveva appena deciso di escludere Donald Trump dalla piattaforma, suscitando un vespaio di polemiche: è un attentato alla libertà di parola; niente affatto i social media sono sostanzialmente un club privato che sulla base di un contratto ha tutto il diritto di scegliersi i soci.

Qui Stefano Quintarelli discute le due posizioni e ne esamina implicazioni e conseguenze. Su italianacontemporanea l’intervista fu pubblicata il 19 agosto 2021, ed è oggi riproposta nella rubrica Sfumatura di domenica 19 maggio 2024 per l’attualità del tema.


È destinata a far discutere la decisione di Twitter di “bannare” in modo definitivo Donald Trump: la decisione è stata presa dopo l’assalto al Congresso e giustificata dal fatto che i suoi ‘cinguettii’ violassero le regole di Twitter contro l’incitamento all’odio e le minacce violente. Le questioni che l’evento ha sollevato e solleverà sono molte, e molte sono le implicazioni su temi come libertà di espressione, opinione pubblica e democrazia. Abbiamo posto qualche domanda a Stefano Quintarelli, imprenditore, informatico e civil servant, ex parlamentare e dal 2014 presidente del comitato di indirizzo Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), per provare a sviluppare qualche spunto di riflessione.

Partiamo dal principio: i social sono un club privato molto potente o un servizio di pubblica rilevanza?

«I social non sono un servizio universale e non hanno un obbligo di universalità, quindi non c’è un diritto aprioristico al fatto che una persona sia su un social network o meno: si è sempre ospiti. Essendo un servizio privato è basato su un contratto, le famose “terms and conditions”, non una convinzione soggettiva, politica o religiosa di Zuckerberg o Dorsey (uno dei fondatori di Twitter, NDR), ad esempio. In generale chi offre un servizio privato sulla base di un contratto ti può poi escludere sulla base di queste condizioni. È anche successo, però, che qualcuno che è stato estromesso da un social sia poi andato in tribunale, il quale gli ha riconosciuto il diritto al reintegro: è il caso italiano, ad esempio, di CasaPound e Facebook. Non c’è diritto a priori, perché non c’è servizio universale, ma se vieni bannato e ti viene causato un danno, in alcuni casi, può esserci diritto al reintegro. A mio parere non è giusto, non dovrebbe essere così perché i social network sono parte fondamentale della relazione sociale delle persone, quindi a mio parere dovrebbe esserci questo diritto a priori». Leggi di più

Social: club privato o servizio pubblico. Completate la scaletta che vi proponiamo.

  1. I social sono un servizio privato, perché … I social però sono anche un servizio pubblico, perché…
  2. Il diritto di mentire: lecito, se … paragone con …
  3. Il caso Trump: perché l’autore ritiene che Twitter si sia comportata in modo incoerente?
  4. La natura delle piattaforme: intermediari. C’è un’attività di curatela (l’attività inerente all’incarico di curatore)? è cioè paragonabile all’attività di un editore rispetto all’autore? Se sì, allora… Se no, allora …
  5. Regolamentare le piattaforme o gli utenti? l’opinione dell’autore

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