Il museo ufficiale Apple è a Savona. Il 1 aprile 1976 è la data di fondazione di AppleComputer . Ma non tutti sanno che l’unico museo ufficiale Apple, nonché il più fornito al mondo, non è in America, ma in Italia, più precisamente a Savona. Tra i diecimila «oggetti» del museo un raro Apple1 e il Lisa1 (entrambi funzionanti). Una cronaca di Cristina Benenati su La Stampa del 1 aprile.

Su ItalianaContemporanea, il testo, che consta di 1.003 parole e si legge in 5 minuti circa, è rubricato nella pagina Intelligenza artificiale, in omaggio al Lisa di Apple.


Oggi il colosso Apple compie 47 anni ma il primato legato ai prodotti rivoluzionari del marchio fondato come fortunato pesce d’aprile nel 1976 da Steve Jobs, Stephen Wozniak con il socio di minoranza Ronald Wayne, spetta all’Italia.

Forse infatti non tutti sanno che l’unico museo ufficiale Apple, nonché il più fornito al mondo, non è in America, ma in Italia, più precisamente a Savona.

Ma come è possibile che i pezzi unici, rarità assolute della «mela morsicata» della Silicon Valley, non siano negli Usa, nel tempio californiano della Apple? Grazie ad un gruppo di appassionati liguri che ha messo insieme una collezione di oltre diecimila pezzi.

Parliamo di un patrimonio immenso di personal computer, componenti, prototipi e accessori del brand che ha rivoluzionato il mondo del tech e di cui ci parla Alessio Ferraro, ideatore, fondatore e attuale curatore dell’All About Apple Museum. La storia dell’investitura come museo ufficilale è entrata ormai nella memoria di tutti gli appassionati del sogno di Jobs.

«Eh sì, il famoso riconoscimento di apple ormai è un racconto leggendario e risale al 2005, tre anni dopo la costituzione del nostro museo. I motivi sono molteplici. Per prima cosa, siamo stati i primi a realizzare  un museo esposto al pubblico in onore di Apple, e lo abbiamo fatto in tempi non sospetti, nell’era pre-Iphone, quando Apple non era ancora tornata dominante assoluta del mercato, pochi anni dopo il rientro di Steve Jobs a leader dell’azienda dopo un’assenza durata oltre 10 anni. Ci siamo presentati fin da subito come organizzazione no profit, e abbiamo mostrato di poter esibire – grazie al patrimonio iniziale recuperato dai magazzini dell’ex centro Apple “Briano Multimedia” di Savona – “più materiale di quanto non ne possedesse Apple nei loro magazzini” (parole loro, estratte dalla lettera del riconoscimento), ma soprattutto il materiale esposto era tutto perfettamente restaurato, funzionante, con il software dell’epoca e utilizzabile da tutti. Tutti primati che ci hanno avvalso l’inatteso riconoscimento. Il viaggio in California è stato come andare su Marte: abbiamo visto tutti i luoghi dove l’informatica che oggi conosciamo ha avuto origini, e siamo tornati carichi di energia e di notorietà, come se ci avessero dotato di superpoteri. Non potremo mai dimenticare quell’esperienza, quel viaggio, le persone straordinarie che abbiamo conosciuto, e la loro grandezza unita a grande umiltà e apertura mentale».

Ma quali sono i pezzi più preziosi e rari rari della collezione? «Abbiamo esibito ciclicamente pezzi molto rari come l’Apple1, il Lisa1, la prima insegna commerciale di Apple del 1977 e la cassetta degli attrezzi usata da Steve Wozniak per realizzare i primissimi computer (entrambi pezzi unici). Ma l’unicità della collezione sta nel suo progressivo cronologico interattivo e vitale, nel modo con cui ne raccontiamo la storia e attraverso l’utilizzo dei computer, dove vige l’imperativo: “Toccateli!”, che sembra un paradosso per un museo, ma è uno degli elementi chiave che ci contraddistingue».

Nella collezione savonese è possibile trovare anche diversi prototipi trasparenti, il Macintosh del ventennale (Twentieth Anniversary Macintosh), i primi Laserdisc con la storia di Apple, la penna dorata dell’amministratore delegato di Apple Italia, il robot «Androbot», la tastiera pieghevole, il Macintosh «medico» con tanto di valigetta per le cure, le prime macchine fotografiche digitali Apple, il personal computer «autoradio».

Tra le rarità non mancano nemmeno esempi di storia e preistoria informatica «non Apple», che gli esperti chiamano affettuosamente «Area 51- gli alieni», ovvero il pionieristico periodo degli Anni 70 e 80 quando oltre ad Apple c’erano numerosi altri produttori dei cosiddetti home computer, come Amstrad, Atari, Commodore, SInclair, Texas Instruments, e non mancano nemmeno alcuni grandi simboli del genio italiano in questo settore, come la mitica «Perottina», considerata da molti il primo vero personal computer della storia, realizzata in Olivetti dall’ingegner Pier Giorgio Perotto nel lontano 1965, anch’essa funzionante.

Recentemente il museo ha ricevuto una gigantesca donazione dall’America, due container di computer, componenti e accessori originali arrivati da Boston. «Riceviamo continuamente proposte di donazioni dall’Italia e dall’estero, ormai ci siamo abituati e siamo anche costretti a volte a fare delle scelte selettive, tuttavia ci sono state donazioni che in passato ci hanno particolarmente colpito per ricchezza, unicità e qualità del materiale. Non possiamo mancare di citare tra queste il compianto amico Walter Franceschi, a cui il museo è dedicato.

Parlando invece della leggenda di Jobs, sono stati fatti molti film sulla sua figura, ognuno di noi ne ha un’immagine diversa, ma tutti concordano sul genio. Voi che avete fatto delle sue idee una passione e poi una collezione in cosa credere i ritratti al cinema abbiamo azzeccato e in cosa sbagliato o esagerato?

«Abbiamo visto tutti i film su Jobs e la Apple naturalmente, anzi in occasione di uno di questi abbiamo pure collaborato con i nostri grandi doppiatori italiani. Personalmente ritengo “Steve Jobs” del 2015, con l’accoppiata di Michael Fassbender e Kate WInslet, il miglior tentativo di approfondimento della complessa e controversa personalità del co-fondatore di Apple. Nonostante il nostro viaggio a Cupertino non abbiamo avuto la possibilità di conoscerlo direttamente, tuttavia abbiamo avuto la fortuna di avere ospite più volte al museo Mauro Cuomo, ex uomo-Apple proprio ai tempi di Steve Jobs, con il quale ha lavorato a stretto contatto nell’incredibile periodo pionieristico della realizzazione del primo Macintosh nel 1984. Grazie anche alle testimonianze dirette di Mauro, e alla lettura del suo libro “In viaggio con Steve”, che consiglio a tutti per godibilità e semplicità, possiamo dire che la controversa figura di Jobs sia resa al meglio proprio con quella interpretazione. Tra i titoli che invece sentiamo di suggerire per approfondire meglio le origini della storia dell’informatica personale e della stessa Apple, il migliore per noi, il più asettico e simile ad un documentario, è  “I Pirati di Silicon Valley”, presentato come film-tv nel 1999».

Se al cinema si sogna, al museo Apple di Savona la storia del  marchio che ha cambiato il rapporto tra uomo e computer si guarda e si tocca. Il record di pezzi c’è, l’esclusività pure, ma visto che Jobs diceva «siate affamati e matti», già si preannunciano sfide nuove, progetti e ampliamenti.

Guida alla lettura

  1. È una cronaca: individuate chi cosa dove quando e perché, riassumete l’info su ogni punto in una scheda di lettura.
  2. La leggibilità del testo può migliorare: due paragrafi sono troppo lunghi (la misura standard è non superare le 150 parole); e molte frasi contengono più di 25 parole.

Scopri di più da ItalianaContemporanea IC

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continue reading