Il lavoro secondo la GenZ, ossia la generazione dei nati tra il 1997 e il 2012. Come vede il lavoro questa generazione del XXI secolo? La GenZ si aspetta sempre di più dal proprio datore di lavoro un impegno sui temi di Diversity, Equity, Inclusion e Belonging (DEIB), sul sostegno ai movimenti Lgbtq+ e sul cambiamento climatico. Un’inchiesta di Serena Scarpello pubblicata su RivistaStudio il 26 gennaio 2023.

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La gente non vuole andare in ufficio per lavorare ma neanche per divertirsi. A dirlo è la Corte Suprema francese che ha accordato il diritto di non divertirsi ad un lavoratore che aveva accusato la società per la quale lavorava di essere stato licenziato proprio perché non prendeva parte alle attività extra lavorative proposte dal suo capo, come apertivi aziendali il venerdì dopo l’ufficio o vacanze di team building. Al di là del caso specifico, l’andare in ufficio è decisamente uno dei principali temi che le aziende stanno affrontando in questo momento storico, non solo perché siamo nel pieno di un post pandemia in cui tutti abbiamo apprezzato il valore di una vita più flessibile, ma anche perché a dirlo sono coloro che a breve guideranno il mercato del lavoro. La Generazione Z (ossia i nati tra il 1997 e il 2012) entro il 2025 costituirà il 27 per cento della forza lavoro globale. La maggior parte di loro ritiene la flessibilità un valore ormai imprescindibile nelle proprie scelte di lavoro e lavora per vivere (non il contrario). Il punto non è trovare un lavoro per la vita, ma fare in modo che questo lavoro mi assicuri di poter vivere la “mia vita”.

Le aziende non possono far altro che assecondare tali necessità, specie in un momento in cui la carenza di competenze e di talenti è arrivata al suo apice (nel 2022, il 72 per cento delle aziende italiane ha segnalato una carenza di talenti). Inoltre il fenomeno della “Grande dimissione” (che in Italia ha superato quota 1,6 milioni solo nei primi 9 mesi del 2022, secondo gli ultimi dati del ministero del Lavoro) è aumentato anche perché molte aziende non hanno assicurato tale flessibilità. Ma non mancano esempi che contraddicono la tendenza delineata. Sono gli stessi giovani che dell’ufficio apprezzano il valore sociale e creativo e a volte anche il fatto che sia un ambiente tranquillo e silenzioso, magari proprio in contrasto con il caos che caratterizza le vite personali. C’è chi ha provato a romanticizzare il modo di vivere il proprio ufficio e per farlo ha utilizzato la piattaforma più vicina alla GenZ, TikTok, dove peraltro messaggi come “Don’t work in person!” sono proprio quelli più diffusi dai content creator.

Da quando ha raccontato con un video il percorso che segue ogni giorno per raggiungere il suo ufficio, la vista mozzafiato dalle grandi finestre del piano in cui lavora e le librerie colorate che la circondano, raccogliendo in una sola notte oltre 100 mila visualizzazioni, Meena Kirupakaran, 23 anni, che lavora per la casa editrice HarperCollins in Canada, ha iniziato ad avere una visione migliore del lavoro in azienda. Anche lei ha le sue giornate no ovviamente, e quando capita, dice che le basta riguardare quei video per farsi venire la voglia di uscire di casa e recarsi in ufficio. I suoi video sono entrati a far parte di quell’angolo della piattaforma dedicato appunto al lavoro, “CareerTok”, dove le nuove generazioni possono trovare consigli utili sulla propria carriera.

Ma quali sono i motivi che spingono oggi la nuova GenZ a scegliere un’azienda, oltre all’immagine rappresentata su TikTok? (Anche perché non tutti lavorano in un ufficio bello come quello di Meena Kirupakaran, né fanno un lavoro interessante come il suo, o magari non tutte le aziende sarebbero d’accordo nel far girare video sul posto di lavoro da pubblicare sulle piattaforme social, anche se sempre di più le utilizzano per fare recruiting). Secondo il report “The new human age” presentato da ManpowerGroup nel corso dell’ultimo World Economic Forum di Davos, la GenZ si aspetta sempre di più dal proprio datore di lavoro un impegno sui temi di Diversity, Equity, Inclusion e Belonging (DEIB), sul sostegno ai movimenti Lgbtq+ e sul cambiamento climatico. Su quest’ultimo punto basti pensare che rispetto a quelle precedenti infatti le generazioni più giovani hanno una probabilità da quattro a sette volte maggiore di andare incontro a ondate di calore a causa del riscaldamento globale. Il 68 per cento dei lavoratori appartenenti alla Gen Z si dice inoltre non soddisfatto dei progressi fatti dalla propria azienda nel creare un ambiente di lavoro inclusivo, e il 56 per cento non accetterebbe un ruolo senza una leadership diversificata. «Mai come oggi il ruolo dell’azienda è cresciuto e con esso le aspettative delle persone – si legge nel report – le organizzazioni devono avere una visione chiara e obiettivi autentici se vogliono attirare, mantenere e coltivare talenti della Gen Z»

Guida alla lettura

La leggibilità di questa inchiesta può decisamente migliorare. Occorre agire sulla lunghezza dei paragrafi e delle frasi.

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