Guido i’vorrei – Dante a confronto coi due Guido. Guido Cavalcanti e Guido Guinizelli. Il primo è amico personale di Dante. Il secondo più vecchio di una generazione (è nato tra il 1230 e il 1240), notaio in Bologna, è ricordato da Dante come uno dei suoi maestri. Lo testimonia l’incontro in Purgatorio.

“Guido i’vorrei” è un sonetto di tono leggero, elegante, fantastico come un viaggio d’avventura alla maniera bretone, come un plazer (l’enumerazione delle cose piacevoli) alla maniera provenzale. Si aggiunge, in questo sonetto, come in altri dei poeti amici di Dante, il motivo dell’amicizia come condivisione di idee e aspirazioni. Vi proponiamo l’analisi del sonetto di Dante. Vi suggeriamo un tema: Dante a confronto coi due Guido, cioè Il sonetto di Dante con i due, uno dell’amico, uno del maestro.

Guido I’vorrei – Dante a confronto coi due Guido. L’analisi del testo è di Ferdinanda Cremascoli.

Dante, Guido I’vorrei

L’io lirico esprime il desiderio di essere trascinato via in mare per un incantesimo su un vascello (“vasel”), senza nessun impedimento della sorte, con la compagnia degli amici più cari, Guido Cavalcanti e Lapo Gianni. Con loro il poeta condivide idee e aspirazioni, anzi proprio questa condivisione (“un talento”) accresce il desiderio di stare sempre insieme.

Della compagnia sono parte essenziale anche le donne amate, monna Vanna, amata da Cavalcanti,  monna Lagia e  … Chi sarà mai la terza, “quella ch’è sul numer de le trenta”? Beatrice? Dante allude ad un suo componimento, un sirventese, sulle sessanta donne più belle di Firenze. L’opera è andata perduta, ma Dante la ricorda anche nella Vita nova (VI, 2) solo che lì Dante dice che Beatrice vi occupava il nono posto. Altri ancora pensano che questo verso alluda proprio a Beatrice, perché “è sul numer delle trenta” significherebbe “supera le trenta”: Beatrice cioè supererebbe in bellezza almeno trenta donne. L’opinione oggi prevalente, seguendo uno dei più illustri dantisti, Michele Barbi, è di identificare questa donna con quella che poi nella Vita nova ha la funzione di schermo, cioè di proteggere la vera identità di colei, cui in realtà quel libro è dedicato.

Lo schema delle rime

L’amico Guido è presente anche nello schema delle rime: il componimento è un sonetto con rime incrociate nelle quartine ABBA ABBA, e CDE EDC nelle terzine: lo schema preferito di Guido Cavalcanti.

Guido, i’vorrei che tu e Lapo e io
fossimo presi per incantamento,
e messi in un vasel ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio,

sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse ‘l disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch’è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d’amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i’ credo che saremmo noi.

Guido, I' vorrei che tu Lapo ed io
Il video è tratto dalla playlist Lectura Dantis su YouTube.

Visitate la pagina Lectura Dantis su YouTube , vi troverete la lettura di tredici (per ora) canti del Purgatorio e letture di altri versi dalle altre opere del poeta.

Il desiderio dell’incantesimo affascina per la “dolcezza” del suo stile. Privilegiate sono le parole piane nell’accento tonico, e brevi di due, tre sillabe. Ma tre parole sono più lunghe: “incantamento” e “impedimento” e “incantatore”. Sono paroleimportanti, perché sono parole rima e rimandano all’idea di desiderio che l’Io lirico esprime fin dall’inizio nel primo verso con il condizionale di valore ottativo (“i’vorrei”). Privilegiata è una sintassi piana, che spesso raddoppia i sostantivi (“tu, Lapo e io”; “vostro e mio”, “fortuna od altro tempo rio”). Una sintassi che ama la figura retorica dell’anafora (“monna … monna”, “e monna… e quivi … e ciascuna” “con quella … con noi”)..

Guido Cavalcanti, Biltà di donna e di saccente core

Dante a confronto coi due Guido. Il primo dei due è Guido Cavalcanti. Gli oggetti più preziosi,  i comportamenti più lodevoli, le immagini più gradevoli costituiscono un elenco di piacevolezze. Sono il meglio di ciò che dà gioia: la bellezza di una donna; il cuore di un sapiente; i cavalieri armati e nobili; il canto degli uccelli; la conversazione amorosa; le imbarcazioni ben equipaggiate che corrono veloci sul mare; l’aria serena dell’alba; la neve che scende calma; un ruscello; un prato fiorito; abiti e gioielli preziosi e colorati.

Biltà di donna e di saccente core
e cavalieri armati che sien genti;
cantar d’augelli e ragionar d’amore;
adorni legni ‘n mar forte correnti

aria serena quand’apar l’albore
e bianca neve scender senza venti;
rivera d’acqua e prato d’ogni fiore;
oro, argento, azzurro ‘n ornamenti:

ciò passa la beltate e la valenza
de la mia donna e ‘l su’ gentil coraggio,
sì che rasembra vile a chi ciò guarda;

e tanto più d’ogn’altra ha canoscenza,
quanto lo ciel de la terra è maggio.
A simil di natura ben non tarda.

Le quartine

Domina la figura retorica della enumerazione, che deriva alla poesia di Dante e di Cavalcanti e degli altri loro amici toscani dalla lirica provenzale. Molte immagini delle due quartine riprendono il gusto proprio di quella poesia, come i cavalieri armati e nobili, il cinguettio  degli uccelli associato alla conversazione amorosa, il paesaggio ameno, che fa da sfondo alla vicenda amorosa.  La preziosità di queste immagini è sottolineata dal poeta col chiasmo del primo verso e anche fonicamente con le assonanze e le paronomasie che caratterizzano i versi delle quartine.

Biltà di donna e di saccente core     
e cavalieri armati che sien genti;
cantar d'augelli e ragionar d'amore;
adorni legni 'n mar forte correnti

aria serena quand'apar l'albore
e bianca neve scender senza venti;
rivera d'acqua e prato d'ogni fiore;
oro, argento, azzurro 'n ornamenti:

Le terzine

Nelle terzine il ritmo cambia. Le virtù della donna amata sorpassano tutte le cosa piacevoli enumerate. Il concetto è espresso dal verbo “passa” su cui cade l’ictus, ignorando l’accento del pronome “ciò” che lo precede. Sottolineate metricamente sono anche le virtù di “beltate” e “valenza”, perché i due sostantivi sono separati dalla cesura. “Valenza” poi è parola rima che si connette a “canoscenza”,  sostantivo  anch’esso particolarmente sottolineato dal suo isolamento nel secondo emistichio e da due ictus che lo caratterizzano. Infine il “coraggio”, terza virtù della donna, è associato all’aggettivo “gentile” ed è parola rima con “maggio” (maggiore).

L’elogio è tessuto dall’Io lirico la cui presenza qui è appena accennata: “la mia donna” (v.10) egli dice; e ancora, in modo assai impersonale, afferma che tutti gli oggetti piacevoli menzionati appaiono vili a chi li guarda, se, naturalmente, li confronta con la donna amata. (v.11: “sì che rasembra vile a chi ciò guarda”). 

L’elogio della donna amata si conclude con una considerazione sulla sua natura, che è tale da richiamare su di sé il bene. Un motivo questo che è già presente in Guinizelli e troverà il suo massimo sviluppo in Dante, soprattutto nei componimenti scelti per la Vita nova.

Guido Guinizelli, Io vo’ del ver la mia donna laudare

Dante a confronto coi due Guido. Il secondo è Guido Guinizelli. Guido Guinizelli è di una generazione più vecchio di Dante, che lo riconosce come maestro, perché le sue poesie sono legate ai modi della lirica siciliana e guittoniana, ma presto se ne distaccano ed elaborano un nuovo stile, incentrato sul tema della lode della donna amata.

Io vo’ del ver la mia donna laudare
ed asembrarli la rosa e lo giglio:
più che stella diana splende e pare,
e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.

Verde river’ a lei rasembro e l’are,
tutti color di fior’, giano e vermiglio,
oro ed azzurro e ricche gioi per dare:
medesmo Amor per lei rafina meglio.

Passa per via adorna, e sì gentile
ch’abassa orgoglio a cui dona salute,
e fa ‘l de nostra fé se non la crede;

e nolle pò apressare om che sia vile;
ancor ve dirò c’ha maggior vertute:
null’om pò mal pensar fin che la vede.

Sul modello di quanto avete letto sul sonetto di Dante e su quello di Guido Cavalcanti, a voi ora l’analisi del sonetto di Guido Guinizelli.

Questo sonetto celebra la bellezza della donna amata, paragonandola alle bellezze naturali. È il tema delle quartine. Nelle terzine c’è un tema nuovo, il passaggio per via e il saluto. Chiaritene il significato attraverso le caratteristiche metriche, sintattiche e foniche dei versi.

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