Dalla schedatura all’analisi testuale. Virgilio e Beatrice. La figura di Virgilio è già stata oggetto di schedatura del primo canto dell’Inferno. Dalla schedatura è possibile ora scrivere un’analisi testuale che presenti questo personaggio. Ve ne diamo un esempio (uno scritto di 400 parole circa), prima di chiedervi di produrre un’analoga composizione sulla figura di Beatrice (cfr. gli Esercizi di dicembre, esercizio di composizione n.1).

Dalla schedatura all'analisi testuale. Virgilio e Beatrice

Vi rammentiamo anche i tratti di Beatrice in modo che possiate scriverne un’analisi testuale.

I caratteri del personaggio

I caratteri di Beatrice traggono origine da ciò che quest’anima beata è stata nella sua vita terrena. È necessario ricordare brevemente a questo punto che la realtà della persona terrena di Beatrice non deriva dai dati della tradizione storica come per Virgilio, deriva piuttosto da ciò che Dante, protagonista e narratore della storia narrata in due opere, la Vita nova e la Commedia, afferma come propria personale esperienza.

La Beatrice della Vita nova, che il lettore moderno vede come personaggio letterario, è per Dante una persona storica che realmente egli ha visto la prima volta a nove anni e la seconda nove anni più tardi, che realmente gli ha prima porto il suo saluto, e poi gliel’ha negato, che lo ha deriso, che ha pianto un’amica perduta ed è infine realmente morta. Allo stesso modo per Dante è persona storica non solo Virgilio, ma anche Enea che realmente è partito da Troia incendiata, realmente ha interrogato l’oracolo di Apollo che gli ha promesso una nuova patria nell’«antica madre», realmente è naufragato sulle coste libiche, ne è ripartito, abbandonando la regina Didone innamorata di lui, realmente è infine approdato in Italia, dove ha combattuto contro i Latini e ha ucciso Turno in duello.  

Figuralità dei personaggi

Stabilire se un fatto, un personaggio, un evento è reale o meno non significa per Dante porsi il problema di provarlo con dei documenti. La dimostrazione che essi sono realmente stati è nel senso profondo che è in loro.

Ogni evento terreno non è un punto collocato su una linea evolutiva. Non è una realtà che ha legami con altri eventi, è invece umbra, della realtà divina. Ogni fatto umano ha un nesso non con ciò che viene prima o dopo, ma con un significato superiore che si svela completamente solo nella dimensione dell’eternità.  Il viaggio di Enea è reale per Dante, perché ha un senso profondo, che si cela sotto la superficie dell’accadimento. il cammino di Enea è figura del cammino che ogni uomo nei secoli dei secoli deve compiere, conoscendo e seguendo liberamente Dio per ricongiungersi ad esso, sua causa e origine.

In ogni tempo e in ogni luogo accadono eventi che possono essere interpretati come simboli dell’esperienze centrali nella vita di ogni cristiano. Sono l’affievolirsi della volontà, lo smarrimento nel peccato, ma anche, grazie alla misericordia divina, l’esercizio del libero arbitrio e la conquista della salvezza. È questa la ragione per cui Beatrice, così come compare nella Vita nova, non è altro che figura della Beatrice che compare nella Commedia. Nella Vita nova Beatrice è una persona vivente nell’esperienza di Dante. Nella Commedia è un’anima umana beata, che si ricongiungerà al proprio corpo il giorno del Giudizio. Il senso della sua vita terrena si rivela compiutamente nell’aldilà. Così come in gioventù Dante aveva intuito che ella era era figura della rivelazione divina, ed ora nell’aldilà ne ha la conferma. 

Dalla schedatura all’analisi del testo

Eccovi ora il passaggio dalla schedatura all’analisi testuale, d’esempio su Virgilio.

Virgilio nel primo canto dell’Inferno.

Quando Virgilio fa la sua comparsa nella selva dichiara la propria condizione di anima ormai trapassata («non omo, omo già fui»). Dice la sua patria («li parenti miei furon lombardi / mantoani per patria ambedui»); dice l’epoca della sua vita terrena («Nacqui sub Iulio» e più oltre «sotto l’buono Augusto»); dice il luogo in cui si svolse la sua vita («vissi a Roma»); dice quel che fu («Poeta fui, e cantai di quel giusto / figliuol d’Anchise che venne di Troia / poi che ‘l superbo Ilion fu combusto»); si rammarica di essere morto prima di essere raggiunto dalla parola di Cristo («al tempo de li dei falsi e bugiardi»).

Sono queste le caratteristiche salienti del personaggio: è romano, è poeta. Nella sua vita terrena, benché pagano, ha posseduto qualità morali che la cristianità apprezza, come la pietas, cioè l’intuizione del disegno divino e la volontà di uniformarsi ad esso.

Virgilio seppe comprendere l’ordine terreno voluto da Dio e nel suo poema lo raccontò: il viaggio di Enea da Troia all’Italia è determinato dal disegno divino che assegna all’impero romano un ruolo storico decisivo perché il mondo viva nella pace e nella giustizia.

Nella Commedia Virgilio è presentato come un’anima ormai collocata nell’eternità. In questa sua nuova dimensione non solo non perde le sue caratteristiche terrene, ma le perfeziona. Il Virgilio storico trova compimento nell’abitante del limbo, compagno dei grandi saggi dell’antichità.

Proprio lui che nella sua vita terrena aveva narrato il viaggio di Enea agli inferi, ora per volontà delle «tre donne benedette» diventa guida di un altro uomo, Dante, che aspira alla conoscenza e a scrivere un poema degno dell’«alta tragedìa» di Virgilio. Un’opera capace, come l’Eneide, di annunciare al mondo ingiusto l’ordine giusto, che egli apprende via via nel suo cammino.

Virgilio, diventando guida di Dante nel suo perfezionamento morale e intellettuale, compie così se stesso. Egli durante la sua vita terrena ebbe intuizione del disegno di Dio, ed ora mentre guida Dante, lo comprende pienamente. Le leggi umane infatti traggono origine nel mondo soprannaturale ed in esso si compiono definitivamente.

Ecco perché Virgilio non può spiegare a Dante l’ordinamento del paradiso. Egli ha sì compreso ciò che la ragione con le sue sole risorse poteva, ma il senso ultimo delle cose non gli è stato rivelato e, senza questa illuminazione, dono della Grazia, egli è morto infedele. Egli può condurre Dante solo fino a quel limite che la sua poesia giusta e nobile permette di riconoscere. Per andare oltre occorre la Grazia e un’altra guida: Beatrice. 

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